VIAGGI
"ETIOPIA"
ESTATE 2014
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| sorgenti del Nilo azzurro |
sorride, soprattutto i bambini. Le condizioni igieniche, le case (sarebbe più giusto chiamarle baracche), la miseria che vedi ovunque tu guardi
ci hanno prima impressionato e poi commosso. Abbiamo anche notato un fenomeno che penso si sia verificato in tutte le società in via di sviluppo. La gente tende a concentrarsi intorno alle grandi città le quali non sono certo in grado di accogliere i nuovi arrivati, di conseguenza queste persone vivono in condizioni ancora peggiori che nelle campagne. Non hanno lavoro e non riescono a procurarsi il minimo per la sopravvivenza.
Segue una certa rabbia. Là si ha la sensazione che il nostro mondo, cosiddetto sviluppato, non sia particolarmente interessato alla loro condizione, se non per motivi turistici, anzi sembra che il nostro benessere imponga che loro continuino a vivere così. in questo modo noi continueremo a importare i loro prodotti (e ci sono) a prezzi vantaggiosi e loro continueranno a indebitarsi con noi.
La grande lezione che ti può dare l'Etiopia è quindi imparare a dare il giusto valore alle cose. Naturalmente se il tuo cuore è disponibile, altrimenti resta solamente un vago senso di commozione che assomiglia molto a un inutile pietismo.
In sintesi direi che l'Etiopia: abbassa il livello di arroganza, alimenta la modestia e fa crescere l'equilibrio. Detto questo, il viaggio resta molto interessante dal punto di vista naturalistico: le sorgenti del Nilo azzurro, il lago Tana, il parco naturale dei monti Simien dove abbiamo avuto un incontro ravvicinato con alcuni esemplari di cercopiteco chiamati Gelada, in un paesaggio da preistoria.
Anche dal punto di vista storico-artistico il paese è molto interessante; abbiamo visitato alcune delle chiese rupestri che si trovano a nord fra Axum e Lalibela, soprattutto quelle monolitiche, cioè scavate interamente nella roccia, in particolare siamo rimasti impressionati da Debre Damo, un antico monastero che si trova in cima a una montagna piatta
da loro chiamate Ambe, e raggiungibile solo arrampicandosi con una corda calata dall'alto e un'altra
legata in vita e tenuta da un monaco per sicurezza.
Molto interessante anche l'antica area cimiteriale di Axum dove spicca l'obelisco che sitrovava a Roma e dal 2006 è tornato al suo posto. Purtroppo la famosa Arca dell'alleanza che sitrova custodita qui è inavvicinabile del resto nessuno l'ha mai vista.
litiche o semimonolitiche in mez
zo a un dedalo di stretti passaggi
interamente scavati nella roccia.
Qui si trova la più famosa delle chiese cristiano copte; è completamente scavata nella roccia per un'altezza, o meglio profondità, impressionante. La chiesa è a pianta greca e contiene meravigliosi affreschi.
Buon Viaggio
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INDIA
ESTATE 2015
Per definire in breve questo viaggio direi: duro, impegnativo ma estremamente affascinante.
Innanzi tutto dire India non è corretto; l'India è talmente grande che è impossibile visitarla tutta in un unico viaggio. Si è trattato di un intenso viaggio da Delhi a Varanasi con molte deviazioni. Abbiamo utilizzato un pulmino con autista, il treno e infine l'aereo. Ho definito il viaggio duro e impegnativo perché agosto è il mese meno adatto per andare nell'India del nord; il monsone porta un'umidità e un caldo che ci ha messi a dura prova nonostante noi proveniamo dalla pianura padana, non c'è confronto. A questo bisogna aggiungere un caos indescrivibile nelle città che spesso ti impedisce di rilassarti e guardarti intorno con calma. Il suono continuo dei clacson, l'assenza di segnaletica e una completa indifferenza al codice della strada spesso ti mettono in difficoltà. Come fanno a vivere così ha del miracoloso, se poi aggiungi che la religione hindu consente agli animali di vivere liberamente per la strada, si può immaginare (ma solo immaginare!) la sporcizia unita a quella di milioni di persone che vivono di elemosina ai margini delle strade.
Prima tappa Delhi.
Sulle colline poco a nord di Jaipur abbiamo vi
sitato lo straordinario Amber Fort; una fortezza
ma anche palazzo reale che ci ha lasciati a bocca
aperta per la maestosità, la bellezza e lo straordi
nario panorama. Il pomeriggio siamo stati alla grande moschea Jama Majid e subito dopo al pa
lazzo dei venti; una curiosa costruzione fatta per rinfrescarsi e per permettere alle donne del maharaja di osservare la vita della città senza essere viste. E' tutto in arenaria rosa, come del resto gran parte della città, lavorata a nido d'ape, alto cinque piani. Direi veramente unico nel suo genere.
abbiamo fatto sosta a Fatehpur Sikri. E' una magnifica città fortificata fatta costruire dall'imperatore moghul Akbar ed è stata capitale dell'impero dal 1571 al1585. Dopo la morte dell'imperatore fu quasi completamente abbandonata a parte la bella moschea ancora in funzione, per la grave carenza di acqua. Finalmente il pomeriggio siamo arrivati ad Agra.
Naturalmente l'attesa di vedere il Taj Mahal era grande ma abbiamo preferito rimandare al mattino successivo per vederlo con una buona luce e soprattutto pensavamo di vederlo con meno gente in giro.
Abbiamo perciò deciso di vedere prima l'Agra Fort. E' un complesso di edifici in arenaria rossa veramente notevole, fatto costruire dall'imperatore Akbar e poi ampliato dal nipote Shah Jahan con altri edifici in marmo bianco. Dalle sue mura si può vedere il Taj Mahal sulle sponde del fiume Yamuna.
La storia dice che il figlio di Shah Jahan, Aurangzeb detronizzò il padre e lo fece rinchiudere in questo forte e dalla sua prigione poteva vedere la tomba che aveva fatto costruire per la sua amata Mumtaz Mahal.
Certo questo monumento è straordinario, man mano chi ti avvicini ti rendi conto della sua imponenza e della perfezione dei volumi.
Rabindranath Tagore lo descrisse come "una lacrima di marmo sulla guancia dell'eternità"
Ma l'avere visto tante volte questo monumento nei documentari o sui libri, mi ha tolto il piacere della scoperta come quando ti trovi davanti uno spettacolo inatteso. Peccato!
Prossima tappa Gwalior dove abbiamo visitato l'omonimo forte e il bellissimo palazzo di Man Singh con decorazioni veramente insolite, mosaici di piastrelle in ceramica blu e gialle che rappresentano animali. Nel sottosuolo del palazzo ci sono tre piani collegati da strane tubature che portavano aria fresca nelle stagioni troppo calde.
Il pomeriggio abbiamo raggiunto Orchha; un piccolo centro sul fiume Betwa. Una vera oasi di pace, in questo paesino si respira un'atmosfera tranquilla e rilassata dopo tanto caos.
Abbiamo visitato subito alcuni templi abbandonati, non so perchè, grazie a una guida probabilmente abusiva che ci ha fatto salire sulle terrazze appena sotto le guglie. Era il tramonto e la veduta ci lasciati senza fiato.
Abbiamo dormito in un vecchio palazzo di un maharaja e il mattino seguente visita al palazzo di Jehangir Mahal dove ci sono affreschi ancora in buone condizioni che rappresentano Rama, Krishna e la famiglia reale e sono piuttosto rari negli altri palazzi.
Un pò a malincuore abbiamo lasciato Orchha, destinazione Khajuraho. I templi, soprattutto quelli occidentali sono delle vere meraviglie, ma sono i rilievi di cui sono ornati a costituire la vera attrattiva di Khajuraho. Lungo l'intero perimetro degli edifici corrono fregi in pietra scolpita con straordinaria maestria che raccontano la vita quotidiana di 1000 anni fa; divinità, guerrieri, musicisti, animali vari.
Due sono gli elementi che ricorrono con maggiore frequenza: le donne e le immagini erotiche
Le sensuali e provocanti surasundari (ninfe celesti),
le apsara (ninfe danzanti), sono state scolpite nel
compiere una mezza torsione e leggermente di
lato tanto che sembrano uscire dai templi.
I mithuna (gruppi di donne e uomini in posizio
ni erotiche dimostrano la grande maestria degli
scultori.
I templi più belli e meglio conservati sono quelli situati
all'interno della sezione recintata del gruppo occidentale.
Il Kandariya-Mahadev costruito tra il 1025 e il 1050 è il
più grande della città e rappresenta la massima espressione
architettonica della dinastia dei Chandela. E' inoltre quello
con il magior numero di rappresentazioni della bellezza
femminile e di scene erotiche.
Lungo il suo perimetro si contano 872 statue quasi tutte alte quasi un metro. E' alto 31 metri e come il lingam è un simbolo fallico di Shiva che gli hindu venerano nella speranza che li affranchi dal ciclo delle reincarnazioni.
Dopo aver visitato anche i templi orientali prevalentemente giainisti, la sera siamo andati in stazione a prendere il treno che ci avrebbe portati a Varanasi.
Siamo partiti poco prima di mezzanotte per arrivare verso le dieci del mattino seguente. Avevamo prenotato cuccette di terza classe in scompartimenti aperti da sei posti. Eravamo un pò perplessi perchè pensavamo ai nostri treni dove per altro la terza classe non esiste più da molti anni. Ci aspettavamo una situazione a dir poco squallida e sovraffollata e invece tutto era ben organizzato e sufficientemente pulito. Il viaggio è molto lungo per la distanza e per le continue fermate ma tutto sommato siamo riusciti a riposare.
Il bello è arrivato quando con il solito tuc tuc siamo arrivati
alla città vecchia dove nemmeno quei mezzi possono entrare.
Ci siamo immersi in quel caos con le valige al seguito ed è stata un'esperienza per niente piacevole. In quei giorni ricorreva una festa e migliaia di hindu si riversano a Varanasi per celebrare i loro riti funebri e purificarsi nel Gange.
Varanasi (la vecchia Benares) è una delle città più antiche
del mondo tra quelle abitate con continuità ed è venerata
come una delle sette città sacre dell'hinduismo.
I pellegrini hindu giungono fino ai ghat disseminati lungo il fiume Gange per lavare i peccati di una vita nelle sue acque sacre o per cremare i corpi dei loro cari. Varanasi è considerata un luogo particolarmente propizio per morire perchè là sarebbe possibile ottenere la moksha (liberazione
dal ciclo delle reincarnazioni). Abbiamo saputo dalla nostra guida che molti quando sentono la fine si mettono in viaggio
e vengono ad aspettare la morte proprio qui sulle rive del Gange. Lungo le rive del fiume ci sono depositi enormi di legname che serve per la cremazione la quale avviene pubblicamente e dobbiamo dire che non ci ha sconvolti per il clima spontaneo e naturale del rito, ma forse non è per tutti.
La città vecchia si è sviluppata lungo la riva occidentale del fiume e si distende verso l'interno in un labirinto di vicoli
troppo stretti per consentire il passaggio di automezzi. Sono pieni di piccoli negozietti, di una marea di gente, naturalmente le solite mucche e purtroppo di motociclette.
Non siamo riusciti a fare una passeggiata lungo il fiume e nemmeno un giro in barca per ammirare la città dall'acqua perchè il Gange era piuttosto alto e la corrente troppo forte ma possiamo dire che è veramente un luogo magico e una città unica al mondo
Buon viaggio
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PERU'
Estate 2016
si deve superare un passo a quasi 5000 metri e l'altitudine si è fatta sentire. Verso sera siamo a Puno, città poco interessante e bruttina ma tappa fondamentale per le isole del Titicaca. Il mattino successivo si parte; prima destinazione le isole flotanti. Sono isole galleggianti formate dall'intreccio di una pianta palustre che loro chiamano "totora", sono ancorate al fondo e i giunchi vengono continuamente rinnovati. Nel complesso una curiosità ma troppo turistiche.
Sorprendente, è il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere questo viaggio. Quando si parla del Perù si pensa subito a Machu Pichu o agli Incas, in realtà questo paese è molto più ricco di storia, cultura e arte. Gli Incas hanno dominato questa regione dall'Equador al Cile per poco più di cento anni; dall'inizio del '400 all'arrivo dei conquistadores nel 1532. Prima di loro c'erano numerose civiltà locali molto più antiche e altrettanto sviluppate se non di più: intorno al 1000 a.c. inizia l'epoca dei Chavin, seguirono poi alcune culture locali come i Salinar, Paracas, Moche, e Nazca.
Ognuna di loro ha lasciato testimonianze molto interessanti, basti pensare agli spendidi tessuti di Paracas o alle misteriose linee di Nazca, alle splendide ceramiche Moche. Poi, fra il '600 e il 1000 d.c. fu la volta dei Wari che iniziarono a costruire i terrazzamenti per coltivare e furono poi adottati dagli Incas. Il patrimonio archeologico è veramente immenso e ancora tutto da scoprire, purtroppo in questo breve viaggio abbiamo visto poco ma è stato sufficiente per intuire la grande ricchezza storica del Perù.
Appena arrivati a Lima dopo una breve visita alla città, per altro non particolarmente interessante se non per i musei, siamo ripartiti per Arequipa dove siamo arrivati in ritardo e l'abbiamo potuta vedere solo di sera. Il mattino successivo partenza per Puno, lungo il tragitto visita al famoso canyon del Colca che si dice il più profondo del mondo.
Lo spettacolo sono i condor ma per raggiungerlo
Ognuna di loro ha lasciato testimonianze molto interessanti, basti pensare agli spendidi tessuti di Paracas o alle misteriose linee di Nazca, alle splendide ceramiche Moche. Poi, fra il '600 e il 1000 d.c. fu la volta dei Wari che iniziarono a costruire i terrazzamenti per coltivare e furono poi adottati dagli Incas. Il patrimonio archeologico è veramente immenso e ancora tutto da scoprire, purtroppo in questo breve viaggio abbiamo visto poco ma è stato sufficiente per intuire la grande ricchezza storica del Perù.
Appena arrivati a Lima dopo una breve visita alla città, per altro non particolarmente interessante se non per i musei, siamo ripartiti per Arequipa dove siamo arrivati in ritardo e l'abbiamo potuta vedere solo di sera. Il mattino successivo partenza per Puno, lungo il tragitto visita al famoso canyon del Colca che si dice il più profondo del mondo.
Lo spettacolo sono i condor ma per raggiungerlo
Da qui abbiamo proseguito la navigazione verso isole più lontane e meno visitate. Siamo stati ad Amantani ospiti di una famiglia che ci ha accolti con semplicità e sincera ospitalità.
Qui camminata faticosa ma spettacolare fino ai templi di Pacha Mama e Pacha Tata posti in cima a due colline che sovrastano l'isola. Era il tramonto, che spettacolo! Il giorno dopo ci siamo fermati sull'isola di Taquile dove abbiamo assaggiato una gustosissima trota di lago appena pescata e cotta al momento. Queste isole con la loro atmosfera rilassata e una natura incontaminata resteranno uno dei momenti più piacevoli del viaggio. Dopo tre ore di navigazione siamo di nuovo a Puno.
Il pomeriggio andiamo a Sillustani, una suggestiva necropoli costituita da torri sepolcrali disposte su una panoramica collinetta.
Il mattino seguente siamo partiti per Cuzco con un moderno bus turistico. Durante il viaggio abbiamo fatto alcune soste interessanti: a Pukara,
un antico centro cerimoniale dell'altipiano, dopo una sosta per il pranzo, ci siamo fermati a Roqci dove ci sono le rovine di un monumentale tempio inca, infine a Andahuaylillas dove si trova una chiesa barocca del periodo coloniale che loro considerano la Cappella Sistina delle Ande. Paragone esagerato ovviamente ma è interessante notare come questo barocco sovrabbondante di oro e decorazioni è mescolato con elementi della cultura e religione andina,
tanto da far parlare di barocco andino.
Il viaggio di 400 km tutto sommato è stato piacevole e grazie a queste soste, interessante.
Cuzco ha un centro storico, con la solita Plaza de armas, molto bello. E' una città vivace, piena di giovani e vi si respira un'atmosfera piacevole.
Ci siamo fermati solo per la notte perché ci torneremo dopo la visita a Machu Picchu.
Per arrivare ad Aguas Calientes ci sono diversi mezzi, noi abbiamo utilizzato l'Inca trail l'unico trenino che collega Cuzco ad Aguas Calientes. Questa tratta è stata data dal governo peruviano in concessione per 40anni a una compagnia inglese; una vera miniera d'oro! Il paesino di Aguas assomiglia più a un villaggio turistico, pieno di negozi, ristoranti e alberghi per i numerosissimi turisti. Il contrasto con la natura circostante, praticamente foresta amazonica, è molto forte. Come sempre con Avventure nel Mondo, ci si alza presto e si parte. In questo caso non siamo stati i primi; la mattina successiva, nonostante una levataccia alle 3,30, ci siamo trovati davanti una fila di decine di persone che aspettavano i pulmini che portano su a Machu Picchu.
Cosa dire di Machu Picchu? Ormai è già stato detto tutto e io posso solo confermare la magia che emana questo sito. La prima domanda che ho fatto alla nostra guida è stata:"Perché costruire una città in un luogo simile al confine tra le Ande e la foresta amazonica?" La risposta sta proprio qui; Machu Picchu è un ponte tra questi ambienti, è stato un laboratorio per studiare le piante e le possibili coltivazioni sugli ampi terrazzamenti che la circondano. Era inoltre un laboratorio scientifico e astronomico perché per gli Incas era fondamentale studiare le stagioni e prevedere l'arrivo delle piogge. Non è quindi vero che gli Incas si rifugiarono qui per fuggire dagli Spagnoli anche perché esisteva da molto tempo prima del loro arrivo. Purtroppo dalle valli sono cominciate a salire le nuvole
e appena finito il giro con la guida è cominciato a piovere. Avremmo voluto rimanere un pò di più a goderci quello spettacolo ma abbiamo dovuto rinunciare e scendere (col pulmino). Chi è venuto dopo non ha potuto vedere niente. Peccato!
Da Agua Calientes siamo partiti per la valle Sagrado dove abbiamo fatto alcune soste in siti Incas molto interessanti. Prima tappa Ollantaytambo dove abbiamo dormito in un vecchio hotel con un grazioso cortiletto interno e dall'aria molto familiare, forse troppo, il servizio era molto lento e ci ha fatto ridere anzichè arrabbiarci perché è chiaro che il senso del tempo per i Peruani è molto diverso dal nostro. (forse hanno ragione loro!)Seconda tappa Pisac. Altro sito interessante
arroccato sulle montagne e circondato da terra-
zzamenti. C'è un bel mercato dove sembra più conveniente far acquisti.
Lungo la strada ci siamo fermati in un paesino sperduto di nome Moray. Ne valeva la pena; in una profonda valle gli Incas hanno scavato dei cerchi concentrici che scendono a terrazza fino al fondo. La guida ci ha spiegato che servivano per coltivare e immagazzinare i diversi prodotti a diverse altezze perchè la valle, protetta dalle montagne ha un microclima che consente la coltivazione che a queste altitudini non sarebbe possibile.
Bella anche la sosta a Salineras dove un piccolo torrente ricco di sali sgorga dalla montagna e deposita il cloruro di sodio in apposite vasche.
Verso sera siamo arrivati a Cuzco e il giorno dopo ci siamo concessi un pò di libertà. Il centro storico è molto bello; sulla Plaza de Armas si affaccia la cattedrale nel solito stile barocco-andino. Personalmente non amo questo stile che trovo troppo sfarzoso e sovrabbondante di ori e decorazioni, interessante è una crocifisione di Van Dik e un'ultima cena dove nel piatto davanti a Gesù c'è un porcellino d'india arrosto che è un piatto tipico del Perù
Molto bello è il quartiere degli artisti dove si trovano ceramiche, stoffe e quadri diversi dai soliti souvenir. Molto bello anche un mercato coperto pieno di gente e colori.

Ultimo giorno partenza per Lima dove la cosa più interessante è stata la visita al Museo Antropologico. Non tutti i reperti sono originali ma la suddivisione per epoche, siti archeologici
e diverse civiltà soprattutto preincaiche, ci ha consentito di fare un quadro generale della storia e della cultura di questo sorprendente paese.
Buon viaggio
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ZAMBIA
estate 2017
Viaggio di carattere esclusivamente naturalistico che aveva come mete principali i safari (fotografici) nel parco del South Luangwa, il fiume Zambesi e le Victoria Falls.
Non sono partito molto volentieri per i problemi famigliari che lasciavo a casa, ma i preparativi per la partenza e l'incontro con gli amici di altri viaggi, mi hanno caricato un pò. Viaggio lungo ma senza gravi problemi in quanto lo Zambia ha lo stesso fuso orario dell'Italia. Il gruppo (16) si è rivelato migliore del previsto, la coordinatrice (Rita) è senza dubbio la più brava e simpatica di tutti quelli che abbiamo conosciuto in tutti i viaggi fatti con Avventure nel Mondo.
appoggiato sulla riva del Luangwa, affluente
dello Zambesi. Dal campo si possono vedere
gli ippopotami, i coccodrilli e le antilopi che
scendono ad abbeverarsi. Non ci sono recinzio
ni e la notte gli animali attraversano il campo
in cerca di erba o resti di cibo. Intorno a noi
decine di scimmie e canti di uccelli sconosciuti
Arrivando ho notato alcune giraffe e incauta-
mente mi sono allontanato per fotografarle.
Il campo è ben tenuto e attrezzato: i bungalow
sono puliti, c'è una bella piscina e una stupen
Il mattino seguente all'alba, siamo partiti a bordo di uno scassatissimo fuori strada per il primo safari. L'autista del luogo era costantemente al telefono con le altre guide che si comunicano gli avvistamenti più interessanti. Di animali ne abbiamo incontrato parecchi: zebre, elefanti, gazzelle e antilopi di diverse specie, facoceri.
Verso le nove le guide ci hanno portato sulla riva del Luangwa e ci hanno offerto un caffè e qualche biscotto
Qui, oltre a numerose scimmie, abbiamo avuto il primo incontro con gli ippopotami e qualche grosso coccodrillo
Alle dieci e trenta circa siamo rientrati al campo. Una nuotata in piscina, il pranzo e un pò di riposo per prepararci a un nuovo safari questa volta notturno.
Il safari notturno ci ha riservato un incontro molto
emozionante con una coppia di leopardi e uno in
particolare a cui abbiamo rovinato la cena. Stava
cacciando un coniglio selvatico e il nostro autista
vista la situazione ha spento i fari del fuoristrada Quando li ha riaccesi il coniglio era sparito e il
leopardo è rimasto senza cena. Abbiamo incontrato anche una iena stranamente sola e
diversi leoni, gazzelle, antilopi. Gli animali di sera sono molto tranquilli e mi sono chiesto come fanno a sopportarci; se mentre dormo mi puntassero in faccia i fari di un'auto, penso che mi seccherebbe parecchio.
Per niente infastidito era questo leone con tre fuoristrada che lo circondavano a pochi metri di distanza.
tratto di fiume. il piccolo, data l'acqua troppo alta per lui si è attaccato con la proboscide alla coda della madre e lentamente è arrivato sull'altra sponda.
In mattinata abbiamo fatto una sosta in un villaggio dove ci hanno accolti con il solito inte
resse, curiosità e allegria. Questa gente è davvero molto dignitosa; non ti assillano mai con richieste di denaro o altro nonostante la loro povertà (calcolata con i nostri parametri occidentali. Ma sarà davvero così?) I bambini sono sempre sorridenti e ti prendono per mano forse per vedere che effetto fa. Le donne del villaggio hanno improvvisato alcune danze e canzoni per noi accompagnate da tre percussionisti. Non finisce mai di stupirmi la loro eleganza e naturalezza nei movimenti e non erano certo delle professioniste ma delle semplici madri che lavorano.
Dopo la sosta siamo ripartiti lungo il fiume e abbiamo incontrato ancora gruppi di ippopotami e numerosi coccodrilli che apparentemente sembrano gli animali più timidi infatti appena ci avvicinavamo si gettavano in acqua e sparivano. Ho pensato che forse non è timidezza ma sperano che qualcuno cada dalla barca. Sono veramente impressionanti.
A sera ci siamo riuniti intorno al fuoco e abbiamo cenato con le provviste che alcuni di noi avevano portato da casa. Ha allietato la serata Michele con canti e balli molto apprezzati.
Dopo la cena siamo rimasti tutti affascinati dal meraviglioso spettacolo del cielo australe. L'assenza di fonti luminose e l'aria particolarmente tersa ti consentono di vedere mole più stelle che nel nostro emisfero. Il mattino seguente siamo ripartiti per l'ultima tappa : le cascate Vittoria.
Purtroppo qui si è concluso il nostro viaggio
per i problemi a cui accennavo prima. Rita la nostra coordinatrice ha attivato subito
l'assicurazione e Avventure nel Mondo e quando siamo arrivati all'areoporto di Livingstone c'erano già i biglietti di ritorno. Le cascate Vittoria le abbiamo viste dall'aereo che le ha sorvolate dato che l'areoporto si trova nelle vicinanze. Peccato!

Buon viaggio
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NEPAL
estate 2018
Finalmente! Dopo 50 anni sono arrivato in Nepal. Per vari motivi da quando ero studente universitario nel '68, non sono mai riuscito ad andarci. Allora alcuni amici hippy all'italiana partirono per Katmandu e da allora per me è rimasta una meta sognata e un pò idealizzata. Ovviamente le cose sono molto cambiate ma io vi ho trovato ancora un fascino incredibile.
Siamo partiti il 12 luglio da Milano, io, Michele, Frank e la coordinatrice. Volo confortevole con la Qatar, siamo arrivati nella mattinata del 13 e subito ci siamo trasferiti a Bhaktapur. Le ragazze che venivano da Roma sarebbero arrivate nel pomeriggio quindi con la nostra guida Kiran, un ragazzo davvero speciale, siamo partiti per un breve giro nei dintorni di Bhaktapur. (Changunaryan dove c'è il tempio induista più antico del Nepal e Timi il quartiere delle ceramiche)
Il pomeriggio sono arrivate le ragazze: Alessandra, Damiana e Emanuela. Dato che gli altri dormivano, sono uscito con loro e Marisa.
Abbiamo fatto un primo giro nella Durbar square di Bhaktapur. Il terremoto del 2015 ha distrutto alcuni templi induisti e altri sono in restauro ma il posto è estremamente affascinante. Ci sono ancora molti templi dedicati alle numerose divinità induiste e sono tutti regolarmente frequentati, lo si vede dalle numerose offerte davanti a ciascuno segno del rapporto intimo e personale che hanno i nepalesi con le loro divinità.
Così è arrivata ora di cena. Senza pensarci troppo siamo entrati in un angusto locale appena fuori dal centro. Un locale non certo per turisti decisamente in tema con il Nepal e qui seduti per terra abbiamo assaggiato i famosi Momo. Buoni e soprattutto perfettamente in ambiente. Se vuoi conoscere un paese devi frequentare posti così. Il mattino successivo, finalmente tutti insieme, (buono il gruppo, lo definirei "giusto",pochi ma buoni) abbiamo visitato uno splendido tempio buddista nel villaggio di Khokana. Al centro del cortile una statua del Budda nelle quattro posizioni principali o mudra, nella parte più interna si respirava un'aria di raccoglimento e preghiera tipiche di questa gente.

Sempre in mattinata ci siamo trasferiti a Patan, una delle città reali nei dintorni di Katmandu.
Siamo entrati dalla porta occidentale; a sinistra sono disposti i templi principali, a destra il palazzo reale. Il primo tempio che si incontra è veramente particolare. E' il tempio dedicato a Krishna, è a pianta ottagonale ed è un raro esempio di arte Newari. Purtoppo quello successivo dedicato a Hari Shankar, è crollato ma sembra che lo vogliano ricostruire.
Poco oltre si incontra lo straordinario Krishna Mandir. Questo tempio in pietra mostra un notevole influsso dello stli moghul, è chiaramente di concezione indiana a differenza dei templi Newari in mattoni e legno. Ilprimo e il secondo piano sono costituiti da una serie di padiglioni dalla cui sommità si innalza una guglia a forma di pannocchia. Richiama i templi di Kajurao. E' dedicato a Krishna, una in carnazione di Vishnu, il veicolo di questa divinità è l'uomo uccello Garuda, raffigurato a braccia conserte su una colonna di fronte al tempio. Purtroppo possono entrare solo induisti.
Sul lato destro della Durbar square, come dicevo si trova
il palazzo reale. Siamo entrati attraverso la splendida porta d'oro a fianco del tempio dedicato a Taleju. Proprio sopra questo portale vi è la finestra d'oro dalla quale il sovrano Malla si mostrava alla folla. all'interno ci sono tre cortili (chowk), il Mul chowk è il più vasto ed è circondato da magnifiche finestre e balconi di legno intagliato. Sul cortile si affacciano tre templi tutti dedicati a Taleju la dea tutelare dei sovrani Malla. Nel terzo cortile, anch'esso circondato da travi e finestre finemente intagliate, al centro si trova una straordinaria fontana incassata nel terreno con bellissimi bassorilievi detta Tusha Hiti. Dietro il Sundari chowk si troa il giardino reale in via di restauro


Bhinsen uno degli eroi del Mahabharata poema
epico induista. Il tempio è in mattoni, ha una
facciata in marmo artificiale e quella del primo
piano è dorata.
lotta contro i serpenti. Sotto questa è rappre- sentata la dea Taleju protettrice della dinastia Malla, con le sue quattro teste e sedici braccia. Solo alcuni cortili sono visitabili ma rendono comunque l'idea della grandiosità e ricchezza del palazzo.

Da questa piazza per una breve stradina in discesa si arriva
alla bellissima Taumadhi Tole. Piazza vivace di gente e di colori
sulla quale domina la bellissima Nyatapola.
Una pagoda di cinque piani alta trenta metri, dedicata a
Siddhi Lakshmi una divinità tantrica. Ai lati della scalinata
che porta al tempio sono poste su ogni gradino delle statue
a guardia dell'edificio. Sul gradino inferiore ci sono le statue di due mitici lottatori che, secondo la tradizione avrebbero la forza di dieci uomini. Al livello successivo ci sono due elefanti, poi due leoni, due grifoni e infine due dee: Baghini,
dalle sembianze di una tigre e Singhini in quelle di un leone.
Si dice che ogni raffigurazione sia dieci volte più forte di quella inferiore. Sul lato orientale della piazza si trova il tempio di Bhairabnath con un bellissimo portale.
Ai lati del tempio sono poste
le ruote del carro sul quale per la festa di Bisket viene portato in
processione l'immagine del terribile dio Bhairab, una incarnazione di
Shiva il distruttore.
La mattina del 15 siamo partiti per Dhulikhel un piccolo villaggio interessante sprattutto per il bel panorama. Da lì siamo saliti al monastero di Namobuddha, un centro moderno per la preparazione dei monaci. Molto bella è stata la discesa a piedi nella vallata attraverso campi terrazzati di riso.
Ripreso il pulmino ci siamo diretti verso Panauti. Il villaggio si trova alla confluenza di due fiumi, è praticamente intatto perchè poco frequentato dai turisti. Ha una serie di templi interessanti di cui uno forse il più antico del Nepal. un tempo era il punto d'incontro di importanti vie commerciali fra il Tibet e l'India, oggi è in una zona depressa ma proprio per questo conserva un fascino speciale per la sua atmosfera tranquilla e senza traffico. Qui ho avuto un piacevole incontro con alcuni locali nella casa del pellegrino.
Il 16 siamo prtiti per Pokhara. Secondo me un viaggio inutile; 200 kilometri su una strada pessima piena di buche. Pokhara è una cittadina moderna che contrasta con il resto del paese, ci sono solo alberghi e negozi dove alcuni di noi si sono scatenati in acquisti. Credo abbia senso solo per coloro che partono per trakking sull'Annapurna o altre cime himalayane. Unica nota positiva un breve trakking per raggiungere il tempio della pace che domina il lago e la città. Bello invece il piccolo villaggio di Bandipur a meta strada circa. E' ben conservato e gode di una bellissima vista sulle montagne che per altro in questa stagione raramente si vedono.
Il 19 dopo un viaggio massacrante, siamo tornati a Kathmandu. Una giornata persa solo per il trasferimento.
Il 20 mattina, quando sono tornati quelli
che sono andati in volo sulle montagne
verso l'Everest, abbiamo iniziato la visita
di Kathmandu e dintorni .
Siamo partiti da Pashupatinath
importantissimo centro induista e bud-
dista dove si celebrano in continuazione
riti funebri lungo il fiume Bagmati con-
siderato sacro come il Gange a Varanasi
Il tempio induista è consacrato a Shiwa
nelle sembianze di Pashupati, la sua
forma più benevola. Possono entrare solo gli induisti ma dall'ingresso si può vedere la grande statua dorata di Nandi il toro di Shiwa. Dalla riva opposta abbiamo assistito ad alcune cremazioni. I ghat
per la cremazione posti di fronte al tempio a nord della passerella sono riservati ai componenti della
famiglia reale ma spesso i pellegrini li usano per bagnarsi nel fiume. Quel giorno due bambini stavano immersi nell'acqua fino al petto e trascinavano una cordicella con una calamita per raccogliere le monete lanciate dai pellegrini. A sud del ponte ci sono invece i quattro ghat usati dalla gente comune.
La folla di turisti che scattano fotografie devo ammettere che mi ha un pò imbarazzato, in fondo si
tratta di cerimonie religiose che stanno ad indicare una tragedia famigliare.

E' davvero uno dei luoghi più suggestivi de Nepal. Intorno al
tempio abbiamo incontrato alcuni shadu che da tutto il paese
e perfino dall'India vengono qui a pregare e meditare.
La collina difronte al tempio è completamente disseminata di piccoli templi e dà a tutto il sito
un'atmosfera veramente sacra. Da qui dopo un breve tragitto siamo stati a Budhanilkanta dove
abbiamo assistito a un bellissima cerimonia legata a un'antica leggenda. Vishnu nell'incarnazione
di Narayan, creatore di ogni forma di vita, era disteso sul mare cosmico quando dal suo ombelico
nacque un fior di loto e da questo nacque Brahma che a sua volta creò il mondo.
A Budhalikanta una grande statua di Vishnu
lunga 5 metri, giace distesa in un laghetto.
Tutti i giorni i giovani aspiranti monaci la
lavano e la vestono.
Finita la cerimonia ci siamo diretti verso
Swayabhunath dove si trova un grande tempio buddista, uno dei simboli più famosi del Nepal.
Sulla cima della collina si innalza un grande stupa sormontato da un blocco quadrato dipinto
d' oro dal quale gli occhi del Buddha scrutano la valle in ogni direzione. Il naso a forma di punto
interrogativo è in realtà il numero nepalese ek
(uno) simbolo dell'unità.
In mezzo agli occhi c'è il terzo occhio, simbolo dei poteri
divinatori del Buddha. Intorno allo stupa ci sono molte
ruote della preghiera che vengono fatte girare dai pellegrini
Ogni ruota riporta le parole del mantra sacro "om mani
padme hum". La base dello stupa dipinta di bianco, rappre-
sentai quattro elementi (terra, fuoco, aria e acqua) mentre
i tredici anelli concentrici della guglia sono il simbolo dei
13 gradi di conoscenza e dei 13 stadi che conducono al
Nirvana (la liberazione finale dal ciclo delle esistenze), che
a sua volta è rappresentato dall'ombrello posto in cima allo
stupa. Sulla piazza si affaccia un monastero tibetano-buddi-
sta (gompa). In cima alla scalinata occidentale si trova il
simbolo maschile della folgore (dorje) ai lati ci sono due
templi bianchi in stile shikhara. Dietro lo stupa c'è il tempio
a pagoda di Hariti dea della fertilità. Anche questo un esempio
di come in Nepal si intrecciano elementi hindu e buddisti. Ai
lati di quest'ultimo tempio ci sono colonne con sopra diverse
divinità, fra queste la Tara verde e quella bianca che si dice
fossero le mogli di re Songtsen protettore del
buddismo in Tibet. Tutto intorno nella piazza
ci sono negozietti che vendono gioielleria e
curiosità. Da ricordare che il giro della piazza
va fatto in senso orario.
Qui in un localino abbiamo mangiato qualco-
sa poi siamo partiti per il centro di
Kathmandu. La Durbar square è molto estesa e
piena di templi ma è anche quella che ha subito maggiori danni dal terremoto. Siamo entrati da
nord praticamente sotto il grande tempio di
Taleju molto danneggiato e in via di restauro.
Dopo pochi passi non si può non notare una
enorme statua in pietra di Kala Bhairab (Bhairab
nero)Rappresental'aspetto più terribile di Shiva,
è raffigurato con sei braccia adornato di una col-
lana di teschi e intento a calpestare un cadavere
che simboleggia l'ignoranza dell'uomo.
Secondo la tradizione, chi mente davanti a Kala Bhairab
muore all'istante, per ui un tempo la sua immagine veniva
usata come una sorta di tribunale divino.
Poco dopo sulla sinistra siamo entrati nel palazzo reale.
Non tutti i cortili sono visitabili. La statua di Hanuman (il
dio scimmia) sorveglia l'entrata (dhoka). E' avvolto in un
mantello rosso e riparato da un parasole, il volto è ormai
nascosto sotto uno strato di pasta rossa applicato dai fedeli in
visita. Da questa porta si accede al cortile più imortante, il
Nasal Chowk. Sul cortile si affaccia la grande torre di
Basantapur e un tempio molto singolare a cinque piani e
di forma circolare. Al centro del cortile c'è una piattaforma
sulla quale venivano incoronati i re della dinastia Malla e
successivamente Rana compreso l'ultimo re, Birendra.


All'incrocio fra Durbar square e Basantapur square si trova
un edificio bianco a tre piani con finestre finemente intagliate,
è il Kumari Bahal, la dimora della dea vivente. Al suo interno
risiede una bambina (Kumari) che non può lasciare la casa fino
alla sua pubertà quando sarà sostituita e tornerà ad essere una
comune mortale. L'attuale Kumari è una bambina di tre o quat-
tro che si è affacciata per pochi secondi con un'aria triste e sper-
duta che mi ha commosso. Le tradizioni locali non si discutono
ma questa l'ho trovata molto triste.
L'ultima sera a Kathmandu è stata molto piacevole grazie anche al generoso Kiran. Il 21 siamo
tornati in Durbar square per una passeggiata in libertà e per gli ultimi acquisti. Kathmandu meriterebbe sicuramente più giorni; ci sarà pure lo smog e migliaia di motorini che suonano e
sembrano sempre venirti addosso, ma io l'ho trovata molto affascinante e sento che questo viaggio
mi ha lasciato qualcosa e non è detto che un giorno........
Questo breve riassunto del nostro viaggio non rende certo l'idea della ricchezza storica e culturale
di questo paese per questo inviterei tutti a visitarlo di persona. Buon viaggio
Il mattino successivo con i tuc tuc siamo parti per visitare alcuni templi a nord est di Angkor Wat .Il primo tempio si trova a Bakong; è uno dei più antichi templi Kmer, risalente al IX secolo ed è dedicato al dio Shiva. Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a Preah Kor. Anche questo è un tipico esempio di architettura Kmer, risale al IX secolo e come il precedente è dedicato al dio Shiva. Di questo tempio ho apprezzato molto i bassorilievi sugli architravi delle porte e le due statue del toro Nandi, il veicolo del dio.
Le acque del lago variano molto di livello a seconda delle piogge. In questo periodo è piuttosto basso ma a giudicare dalle palafitte su cui costruiscono le loro abitazioni, penso che si possa alzare di diversi metri. Il villaggio che abbiamo visitato si chiama Kampong Phluk. In questo periodo gli abitanti vivono sulla terra ferma mentre durante la stagione delle piogge si muovono solo sulle barche
Spean. Siamo saliti su un'altura dove scorre un tranquillo ruscello. Lungo le sponde ci sono rocce scolpite dedicate agli dei Shiva e Brahama Il sito dell'era Angkoriana si trova alle pendici sudoccidentali delle colline di Kulen a nord est di Angkor. Sempre sulla via del ritorno ci siamo fermati a Preah Neak Poan. Questo tempio molto suggestivo si trova al centro di un'isola artificiale,il nome significa "tempio del naga intrecciato", è un tempio buddista circolare molto originale nelle sue forme armoniose.
che da sulla grande piazza reale. Qui si stava svolgendo una cerimonia buddista con centinaia di monaci in arancione che formavano una suggestiva macchia di colore nel verde tutto intorno. Sulla terrazza si trova anche la statua del dio della morteYama detta del re lebbroso per la mano destra consumata dal tempo.
onorare la famiglia reale. E' un tempio buddista della corrente mahayana ed era una specie di università.E' rimasto nelle stesse condizioni di come è stato trovato.L'atmosfera creata dalle radici degli alberi che cresconosulle rovine e la giungla circostante è particolarmente suggestiva e ne ha fatto uno dei luoghi più famosi.
so del mondo ed è considerato il simbolo della Cambogia tanto che è rappresentato sulla bandiera del paese. Originariamente fu concepito come tempio indu dedicato al dio Vishnu, ma già dal XII secolo diventò buddista. Angkor Wat è il principale esempio di architettura Kmer ha sia le caratteristiche del tempio- montagna ma anche quella dei templi a galleria. Ha forma rettangolare e al contrario degli altri templi, è orientato verso ovest. Gli studiosi pensano che questa scelta sia dovuta alla necessità di venerare il sovrano dopo la sua morte, infatti i templi funerari erano di solito rivolti verso occidente. Al centro del tempio vi sono cinque torri e l'intero complesso è circondato da gallerie con splendidi bassorilievi e numerosi "devata" (divinità). Nel 1177 Angkor fu saccheggiata dai Cham a quel punto i re Jayavarman VII spostò la capitale ad Angkor Thom e al Bayon. Verso la fine del XII secolo fu convertito al
18/11
Giornata di libertà, ci voleva! Chi è andato in città, chi si è
perso nei dintorni, altri ne hanno approfittato per una pia
cevole passeggiata al mare. Pomeriggio di shopping e sera
a passeggio lungo i canali per godersi lo spettacolo delle
lanterne.
19/11
Partenza per Hue con sosta alle Marble Mountains.
Queste colline, più che montagne, sono delle forma
zioni di marmo e calcare poco a sud di Danang e
spiccano stranamente in mazzo a un paesaggio quasi
piatto. Sono molto popolari perchè luogo di ritiro
spirituale e di pellegrinaggio. Fra queste colline ci
sono diverse pagode buddiste, resti della civiltà
Champa e grotte naturali formate dall'erosione
dell'acqua e del vento. E' stato veramente affascinante
infilarsi dentro strette formazioni di roccia per arrivare
in cima da cui si gode di una splendida vista.
Purtroppo siamo arrivati a Hue verso sera e abbiamo
rimandato la visita dell'antica città imperiale al giorno dopo.
20/11
La maggior attrazione di Hue, antica capitale del Vietnam unificato (1802-1945), è la città imperiale.
Siamo entrati di mattino presto e abbiamo potuto visitarla in tranquillità prima dell'arrivo della massa dei visitatori. La città è un complesso for
tificato costituito da una cittadella dentro la quale
è posizionata la vera e propria città imperiale,
a sua volta, al suo interno, si trova la città proibita o città viola. Essendo Hue vicina al con
fine tra Vietnam del nord e del sud, ha subito
pesanti bombardamenti da parte degli americani
tanto che dell'antico palazzo imperiale non resta più niente. Molto pregevoli restano però un magnifico giardino giapponese, una grande pagoda fra le più belle che abbiamo visto e l'antico teatro perfettamente ricostruito.
Nel pomeriggio abbiamo visitato alcune tombe degli imperatori della dinastia Nguyen.


Il pomeriggio partenza con volo interno per Hanoi, la capitale del Vietnam, modernissima città ma che conserva un antico caotico centro storico dove le antiche stradine sono disposte in base alle attività commerciali.
21/11
E' arrivato il momento di raggiungere Halong Bay, una delle mete più attese del viaggio. Il pulmino,
dopo una breve sosta per vedere la lavorazione delle ostriche perlifere, ci ha portato all'imbarco per
la famosa baia. Il battello con cabine doppie abbastanza comode aveva un ponte superiore da cui si poteva godere dello splendido panorama. La baia è costeggiata da innumerevoli isolotti calcarei rico
perti di foresta pluviale e le acque sono di un verde smeraldo. Abbiamo passato una piacevole notte ancorati nella baia e il mattino successivo alcuni hanno fatto un'escursione in kayak, altri hanno visi
tato grotte e insenature nella baia. Siamo poi saliti su uno di questi speroni di roccia dove è stato
predisposto un osservatorio da cui si gode di una splendida vista. Purtroppo la baia è invasa da una miriade di persone soprattutto cinesi che arrivano anche in giornata con i pulman e questo ha condi
zionato non poco il piacere di trovarsi in un luogo così suggestivo. Un altro aspetto che ci ha un pò deluso è che, dato il poco tempo, siamo rimasti fermi in questa baia dove c'erano decine di imbarcazioni e abbiamo solo potuto immaginare quanto sarebbe stato bello perdersi in quel vastis
simo arcipelago magari in solitudine. Peccato!

23/11
Rientro ad Hanoi in mattinata per una ultima visita veloce alla città. Abbiamo visitato il mausoleo di
Ho Chi Minh che essendo il padre della patria qui viene considerato quasi come una divinità, siamo poi stati al tempio della letteratura (Van Mieu) costruito nell'XI secolo fu la sede della più antica università del Vietnam e infine al Museo etnologico. Così è arrivato il momento di rientrare in Italia.
Ricostruendo questo viaggio mi rendo conto che sono stati 17 giorni molto intensi, forse troppo. Ho tralasciato diverse cose che però sono nella mia memoria e hanno reso il viaggio estremamente affascinante. Buon viaggio
Abbiamo fatto un primo giro nella Durbar square di Bhaktapur. Il terremoto del 2015 ha distrutto alcuni templi induisti e altri sono in restauro ma il posto è estremamente affascinante. Ci sono ancora molti templi dedicati alle numerose divinità induiste e sono tutti regolarmente frequentati, lo si vede dalle numerose offerte davanti a ciascuno segno del rapporto intimo e personale che hanno i nepalesi con le loro divinità.
Così è arrivata ora di cena. Senza pensarci troppo siamo entrati in un angusto locale appena fuori dal centro. Un locale non certo per turisti decisamente in tema con il Nepal e qui seduti per terra abbiamo assaggiato i famosi Momo. Buoni e soprattutto perfettamente in ambiente. Se vuoi conoscere un paese devi frequentare posti così. Il mattino successivo, finalmente tutti insieme, (buono il gruppo, lo definirei "giusto",pochi ma buoni) abbiamo visitato uno splendido tempio buddista nel villaggio di Khokana. Al centro del cortile una statua del Budda nelle quattro posizioni principali o mudra, nella parte più interna si respirava un'aria di raccoglimento e preghiera tipiche di questa gente.
Sempre in mattinata ci siamo trasferiti a Patan, una delle città reali nei dintorni di Katmandu.
Siamo entrati dalla porta occidentale; a sinistra sono disposti i templi principali, a destra il palazzo reale. Il primo tempio che si incontra è veramente particolare. E' il tempio dedicato a Krishna, è a pianta ottagonale ed è un raro esempio di arte Newari. Purtoppo quello successivo dedicato a Hari Shankar, è crollato ma sembra che lo vogliano ricostruire.
Poco oltre si incontra lo straordinario Krishna Mandir. Questo tempio in pietra mostra un notevole influsso dello stli moghul, è chiaramente di concezione indiana a differenza dei templi Newari in mattoni e legno. Ilprimo e il secondo piano sono costituiti da una serie di padiglioni dalla cui sommità si innalza una guglia a forma di pannocchia. Richiama i templi di Kajurao. E' dedicato a Krishna, una in carnazione di Vishnu, il veicolo di questa divinità è l'uomo uccello Garuda, raffigurato a braccia conserte su una colonna di fronte al tempio. Purtroppo possono entrare solo induisti.
Sul lato destro della Durbar square, come dicevo si trova
il palazzo reale. Siamo entrati attraverso la splendida porta d'oro a fianco del tempio dedicato a Taleju. Proprio sopra questo portale vi è la finestra d'oro dalla quale il sovrano Malla si mostrava alla folla. all'interno ci sono tre cortili (chowk), il Mul chowk è il più vasto ed è circondato da magnifiche finestre e balconi di legno intagliato. Sul cortile si affacciano tre templi tutti dedicati a Taleju la dea tutelare dei sovrani Malla. Nel terzo cortile, anch'esso circondato da travi e finestre finemente intagliate, al centro si trova una straordinaria fontana incassata nel terreno con bellissimi bassorilievi detta Tusha Hiti. Dietro il Sundari chowk si troa il giardino reale in via di restauro
Usciti dal palazzo reale, all'estremità settentrio
nale della piazza c'è il bellissimo tempio diBhinsen uno degli eroi del Mahabharata poema
epico induista. Il tempio è in mattoni, ha una
facciata in marmo artificiale e quella del primo
piano è dorata.
Il pomeriggio l'abbiamo dedicato a una visita più approfondita di Bhaktapur. Putroppo anche qui il terremoto del 2015 ha colpito duro e alcuni templi non esistono più e credo non saranno più recuperabili. Dopo pochi passi dall'entrata si arriva nella grande piazza dove si trova il palazzo reale.
SI accede al palazzo attraverso la porta d'oro
statua di Garuda, la cavalcatura di Vishnu chelotta contro i serpenti. Sotto questa è rappre- sentata la dea Taleju protettrice della dinastia Malla, con le sue quattro teste e sedici braccia. Solo alcuni cortili sono visitabili ma rendono comunque l'idea della grandiosità e ricchezza del palazzo.
Da questa piazza per una breve stradina in discesa si arriva
alla bellissima Taumadhi Tole. Piazza vivace di gente e di colori
sulla quale domina la bellissima Nyatapola.
Una pagoda di cinque piani alta trenta metri, dedicata a
Siddhi Lakshmi una divinità tantrica. Ai lati della scalinata
che porta al tempio sono poste su ogni gradino delle statue
a guardia dell'edificio. Sul gradino inferiore ci sono le statue di due mitici lottatori che, secondo la tradizione avrebbero la forza di dieci uomini. Al livello successivo ci sono due elefanti, poi due leoni, due grifoni e infine due dee: Baghini,
dalle sembianze di una tigre e Singhini in quelle di un leone.
Si dice che ogni raffigurazione sia dieci volte più forte di quella inferiore. Sul lato orientale della piazza si trova il tempio di Bhairabnath con un bellissimo portale.
Ai lati del tempio sono poste
le ruote del carro sul quale per la festa di Bisket viene portato in
processione l'immagine del terribile dio Bhairab, una incarnazione di
Shiva il distruttore.
La mattina del 15 siamo partiti per Dhulikhel un piccolo villaggio interessante sprattutto per il bel panorama. Da lì siamo saliti al monastero di Namobuddha, un centro moderno per la preparazione dei monaci. Molto bella è stata la discesa a piedi nella vallata attraverso campi terrazzati di riso.
Ripreso il pulmino ci siamo diretti verso Panauti. Il villaggio si trova alla confluenza di due fiumi, è praticamente intatto perchè poco frequentato dai turisti. Ha una serie di templi interessanti di cui uno forse il più antico del Nepal. un tempo era il punto d'incontro di importanti vie commerciali fra il Tibet e l'India, oggi è in una zona depressa ma proprio per questo conserva un fascino speciale per la sua atmosfera tranquilla e senza traffico. Qui ho avuto un piacevole incontro con alcuni locali nella casa del pellegrino.
Il 16 siamo prtiti per Pokhara. Secondo me un viaggio inutile; 200 kilometri su una strada pessima piena di buche. Pokhara è una cittadina moderna che contrasta con il resto del paese, ci sono solo alberghi e negozi dove alcuni di noi si sono scatenati in acquisti. Credo abbia senso solo per coloro che partono per trakking sull'Annapurna o altre cime himalayane. Unica nota positiva un breve trakking per raggiungere il tempio della pace che domina il lago e la città. Bello invece il piccolo villaggio di Bandipur a meta strada circa. E' ben conservato e gode di una bellissima vista sulle montagne che per altro in questa stagione raramente si vedono.
Il 19 dopo un viaggio massacrante, siamo tornati a Kathmandu. Una giornata persa solo per il trasferimento.
Il 20 mattina, quando sono tornati quelli
che sono andati in volo sulle montagne
verso l'Everest, abbiamo iniziato la visita
di Kathmandu e dintorni .
Siamo partiti da Pashupatinath
importantissimo centro induista e bud-
dista dove si celebrano in continuazione
riti funebri lungo il fiume Bagmati con-
siderato sacro come il Gange a Varanasi
Il tempio induista è consacrato a Shiwa
nelle sembianze di Pashupati, la sua
forma più benevola. Possono entrare solo gli induisti ma dall'ingresso si può vedere la grande statua dorata di Nandi il toro di Shiwa. Dalla riva opposta abbiamo assistito ad alcune cremazioni. I ghat
per la cremazione posti di fronte al tempio a nord della passerella sono riservati ai componenti della
famiglia reale ma spesso i pellegrini li usano per bagnarsi nel fiume. Quel giorno due bambini stavano immersi nell'acqua fino al petto e trascinavano una cordicella con una calamita per raccogliere le monete lanciate dai pellegrini. A sud del ponte ci sono invece i quattro ghat usati dalla gente comune.
La folla di turisti che scattano fotografie devo ammettere che mi ha un pò imbarazzato, in fondo si
tratta di cerimonie religiose che stanno ad indicare una tragedia famigliare.

E' davvero uno dei luoghi più suggestivi de Nepal. Intorno al
tempio abbiamo incontrato alcuni shadu che da tutto il paese
e perfino dall'India vengono qui a pregare e meditare.
La collina difronte al tempio è completamente disseminata di piccoli templi e dà a tutto il sito
un'atmosfera veramente sacra. Da qui dopo un breve tragitto siamo stati a Budhanilkanta dove
abbiamo assistito a un bellissima cerimonia legata a un'antica leggenda. Vishnu nell'incarnazione
di Narayan, creatore di ogni forma di vita, era disteso sul mare cosmico quando dal suo ombelico
nacque un fior di loto e da questo nacque Brahma che a sua volta creò il mondo.
A Budhalikanta una grande statua di Vishnu
lunga 5 metri, giace distesa in un laghetto.
Tutti i giorni i giovani aspiranti monaci la
lavano e la vestono.
Finita la cerimonia ci siamo diretti verso
Swayabhunath dove si trova un grande tempio buddista, uno dei simboli più famosi del Nepal.
Sulla cima della collina si innalza un grande stupa sormontato da un blocco quadrato dipinto
d' oro dal quale gli occhi del Buddha scrutano la valle in ogni direzione. Il naso a forma di punto
interrogativo è in realtà il numero nepalese ek
(uno) simbolo dell'unità.
In mezzo agli occhi c'è il terzo occhio, simbolo dei poteri divinatori del Buddha. Intorno allo stupa ci sono molte
ruote della preghiera che vengono fatte girare dai pellegrini
Ogni ruota riporta le parole del mantra sacro "om mani
padme hum". La base dello stupa dipinta di bianco, rappre-
sentai quattro elementi (terra, fuoco, aria e acqua) mentre
i tredici anelli concentrici della guglia sono il simbolo dei
13 gradi di conoscenza e dei 13 stadi che conducono al
Nirvana (la liberazione finale dal ciclo delle esistenze), che
a sua volta è rappresentato dall'ombrello posto in cima allo
stupa. Sulla piazza si affaccia un monastero tibetano-buddi-
sta (gompa). In cima alla scalinata occidentale si trova il
simbolo maschile della folgore (dorje) ai lati ci sono due
templi bianchi in stile shikhara. Dietro lo stupa c'è il tempio
a pagoda di Hariti dea della fertilità. Anche questo un esempio
di come in Nepal si intrecciano elementi hindu e buddisti. Ai
lati di quest'ultimo tempio ci sono colonne con sopra diverse
divinità, fra queste la Tara verde e quella bianca che si dice
fossero le mogli di re Songtsen protettore del
buddismo in Tibet. Tutto intorno nella piazza
ci sono negozietti che vendono gioielleria e
curiosità. Da ricordare che il giro della piazza
va fatto in senso orario.
Qui in un localino abbiamo mangiato qualco-
sa poi siamo partiti per il centro di
Kathmandu. La Durbar square è molto estesa e
piena di templi ma è anche quella che ha subito maggiori danni dal terremoto. Siamo entrati da
nord praticamente sotto il grande tempio di
Taleju molto danneggiato e in via di restauro.
Dopo pochi passi non si può non notare una
enorme statua in pietra di Kala Bhairab (Bhairab
nero)Rappresental'aspetto più terribile di Shiva,
è raffigurato con sei braccia adornato di una col-
lana di teschi e intento a calpestare un cadavere
che simboleggia l'ignoranza dell'uomo.
Secondo la tradizione, chi mente davanti a Kala Bhairab
muore all'istante, per ui un tempo la sua immagine veniva
usata come una sorta di tribunale divino.
Poco dopo sulla sinistra siamo entrati nel palazzo reale.
Non tutti i cortili sono visitabili. La statua di Hanuman (il
dio scimmia) sorveglia l'entrata (dhoka). E' avvolto in un
mantello rosso e riparato da un parasole, il volto è ormai
nascosto sotto uno strato di pasta rossa applicato dai fedeli in
visita. Da questa porta si accede al cortile più imortante, il
Nasal Chowk. Sul cortile si affaccia la grande torre di
Basantapur e un tempio molto singolare a cinque piani e
di forma circolare. Al centro del cortile c'è una piattaforma
sulla quale venivano incoronati i re della dinastia Malla e
successivamente Rana compreso l'ultimo re, Birendra.


All'incrocio fra Durbar square e Basantapur square si trova
un edificio bianco a tre piani con finestre finemente intagliate,
è il Kumari Bahal, la dimora della dea vivente. Al suo interno
risiede una bambina (Kumari) che non può lasciare la casa fino
alla sua pubertà quando sarà sostituita e tornerà ad essere una
comune mortale. L'attuale Kumari è una bambina di tre o quat-
tro che si è affacciata per pochi secondi con un'aria triste e sper-
duta che mi ha commosso. Le tradizioni locali non si discutono
ma questa l'ho trovata molto triste.
L'ultima sera a Kathmandu è stata molto piacevole grazie anche al generoso Kiran. Il 21 siamo
tornati in Durbar square per una passeggiata in libertà e per gli ultimi acquisti. Kathmandu meriterebbe sicuramente più giorni; ci sarà pure lo smog e migliaia di motorini che suonano e
sembrano sempre venirti addosso, ma io l'ho trovata molto affascinante e sento che questo viaggio
mi ha lasciato qualcosa e non è detto che un giorno........
Questo breve riassunto del nostro viaggio non rende certo l'idea della ricchezza storica e culturale
di questo paese per questo inviterei tutti a visitarlo di persona. Buon viaggio
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CAMBOGIA/VIETNAM
novembre 2019
Difficile riassumere questo viaggio intenso, vario e in buona compagnia per le tante cose che abbiamo fatto e visto. Siamo partiti l'otto novembre, chi da Roma, chi da Milano. Il gruppo si è riunito a Doha e infine siamo sbarcati a Bangkogk nel primo pomeriggio. Qui ci aspettava il
pulmino che dopo circa sette ore ci ha portato in Cambogia a Siem Rep.
10/11
La sosta successiva è stata a Lolei. Qui si trovano un gruppo di templi dedicati agli avi del re Indravarman I. Il pomeriggio ci siamo imbarcati per una visita ad alcuni villaggi sul lago Tonle Sap
11/11
Lunedì 11 secondo il programma avremmo dovuto visitare Angkor Wat ma dato che nel tempio si svolgevano delle cerimonie abbiamo invertito l'ordine e con il solito tuc tuc siamo partiti per Banteay srei. Qui si trova un bellissimo tempio induista del X secolo dedicato a Shiva e Visnu.
Il tempio oltre a pregevoli bassorilievi è circondato da numerose statue del dio scimmia Anuman
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a Kbal
Nuova sosta a Preah Khan uno dei complessi architettonici più estesi di Angkor. una serie di gallerie
circondano un santuario buddista con una torre centrale e diversi templi induisti tutti intorno.
Il tempio fu fatto costruire dal re Jayavarman VII nel 1181 sul luogo della vittoria sugli invasori
Cham. In gran parte non è stato restaurato e tra le rovine sono cresciuti alberi e arbusti.
Sosta successiva a Phnom Bakheng. Il sito si trova su una bassa collinetta è dedicato al culto di
Shiva ed è un tipico esempio di tempio-montagna. Risale al IX secolo ed è stato voluto dal sovrano
Khmer Yasovarman.
12/11
Finalmente la giornata è stata dedicata al sito più importante e famoso di Angkor Wat.
Siamo entrati ad Angkor Thom da nord e ci siamo trovati subito sulla terrazza degli elefanti
Dalla terrazza dopo un breve tragitto siamo arrivati al Bayon, il tempio centrale di Angkor Thom. Il tempio fu fatto costruire all'inizio del tredicesimo secolo dal re Jayavarman VII e sitrova al centro di quella che era la sua capitale: Angkor Thom, appunto. La sua particolarità sono i grandi visi scolpiti sui quattro lati delle guglie a sezione quadrata intorno alla torre centrale. Notevoli sono anche i bassorilievi sui muri perimetrali che descrivono scene della mitologia, della storia e della vita quotidiana della cultuta kmer. Purtroppo il grande tempio è stato solo parzialmente restaurato e non si trova in buone condizioni.
A circa un chilometro a est dal Bayon si trova Ta Prohm,
anche questo fatto costruire da re Jayavarman VII per
Ed eccoci di fronte ad Angkor Wat il più famoso tempio Kmer fatto costruire dal re Suryavarman II
fra il 1113 e il 1150. Oggi è il più grande edificio religio
Buddhismo Theravada e tale è rimasto fino ai
giorni nostri. Angkor Wat a differenza degli
altri templi non è mai stato abbandonato.
13/11
Partenza per Phnom Penh. Dopo qualche ora di pulmino, il pomeriggio siamo stati a Tuol Sleng a visitare il museo del genocidio perpetrato da Pol Pot e i Kmer rossi. Veramente impressionante come pure Choeung Ek uno dei più famosi campi della morte. Intorno al mausoleo ci sono numerose fosse comuni ancora distinguibili dove sono stati trovati quasi novemila corpi. Rientrati a Phnom Penh ci siamo divisi; un gruppo ha scelto di visitare il museo nazionale di storia della Cambogia, un gruppo invece ha preferito vedere il palazzo reale.



14/11
Come al solito di buon mattino, ci siamo imbarcati per attraversare il Me Kong, confine con il Vietnam. Ci sono volute diverse ore di navigazione e altrettante di pratiche burocratiche per attraversare la frontiera quindi siamo arrivati a Can Tho verso sera.
15/11
Ci siamo imbarcati la mattina presto per andare
a Cai Rang e Phong Dien dove si tengono i tipici
mercati sull'acqua principalmente per i locali ma
che ormai sono diventati un'attrazione per turisti.
Forse non era la giornata giusta sta di fatto che
siamo rimasti un pò delusi perchè non c'erano le
centinai di barche cariche delle loro merci ma solo
poche imbarcazioni e ben poco commercio.
Il pomeriggio partenza per Ho Chi Minh City.
La città impressiona per la modernità e i cantieri
e le gru che testimoniano una continua crescita.
Si potrebbe tranquillamente paragonare a una città
europea, la cosa che però più colpisce sono le
migliaia di scooter e motorini che sbucano da ogni
parte. Letteralmente un formicaio.
16/11
Pochi chilometri a nord-ovest di Ho Chi Minh a Cu Chi abbiamo visitato i tunnel costruiti dai Viet Kong durante la guerra del Vietnam contro gli Stati Uniti. Sono impressionanti gli stratagemmi inventati da questo popolo fiero e coraggioso. Si tratta di chilometri di tunnel dove vivevano di giorno e uscivano di notte per aggredire il nemico alle spalle. Là sotto si erano costruite le cucine, l'infermeria, la sala riunioni ecc...Sorprendenti le tecniche per fare uscire il fumo o le trappole per ingannare gli avversari.
Pomeriggio visita al museo della guerra. Un edificio moderno e una esposizione ricca di fotografie e reperti della guerra.
17/11
Volo interno per Da Nang dove ci aspetta un pulmino che ci porterà a Hoi An. Lungo la strada ci fermiamo a My Son, questo sito era il principale
luogo di culto dei sovrani del regno Champa dedi
cato al dio Shiva Bhadreshvara, era inoltre il
luogo dove venivano cremati i re. Al termine
della visita abbiamo assistito a un bellissimo spetta
colo di danze in costume e musiche ispirate all'anti
ca cultura Cham. Le danzatrici erano vestite come
le Apsara, ovvero "danzatrici celesti" il tutto in una
cornice naturale molto rilassante.
In serata arrivo a Hoi An; è una vecchia città portuale attraversata da canali, un tempo molto importante perchè qui si svolgevano scambi commerciali fra giapponesi, cinesi e tailandesi, poi il porto si è insabbiato ma la città ha mantenuto le sue varie caratteristiche architettoniche. Vi sono ancora ben conservate le case dei mercanti e diverse costruzioni di epoca coloniale.Di sera la città è un vero spettacolo per le centinaia di lanterne colorate che si specchiano nei canali. molto bello
è un vecchio ponte coperto giapponese del 1700.

a Cai Rang e Phong Dien dove si tengono i tipici
mercati sull'acqua principalmente per i locali ma
che ormai sono diventati un'attrazione per turisti.
Forse non era la giornata giusta sta di fatto che
siamo rimasti un pò delusi perchè non c'erano le
centinai di barche cariche delle loro merci ma solo
poche imbarcazioni e ben poco commercio.
Il pomeriggio partenza per Ho Chi Minh City.
La città impressiona per la modernità e i cantieri
e le gru che testimoniano una continua crescita.
Si potrebbe tranquillamente paragonare a una città
europea, la cosa che però più colpisce sono le
migliaia di scooter e motorini che sbucano da ogni
parte. Letteralmente un formicaio.
16/11
Pomeriggio visita al museo della guerra. Un edificio moderno e una esposizione ricca di fotografie e reperti della guerra.
17/11
Volo interno per Da Nang dove ci aspetta un pulmino che ci porterà a Hoi An. Lungo la strada ci fermiamo a My Son, questo sito era il principale
cato al dio Shiva Bhadreshvara, era inoltre il
luogo dove venivano cremati i re. Al termine
della visita abbiamo assistito a un bellissimo spetta
colo di danze in costume e musiche ispirate all'anti
ca cultura Cham. Le danzatrici erano vestite come
le Apsara, ovvero "danzatrici celesti" il tutto in una
cornice naturale molto rilassante.
In serata arrivo a Hoi An; è una vecchia città portuale attraversata da canali, un tempo molto importante perchè qui si svolgevano scambi commerciali fra giapponesi, cinesi e tailandesi, poi il porto si è insabbiato ma la città ha mantenuto le sue varie caratteristiche architettoniche. Vi sono ancora ben conservate le case dei mercanti e diverse costruzioni di epoca coloniale.Di sera la città è un vero spettacolo per le centinaia di lanterne colorate che si specchiano nei canali. molto bello
è un vecchio ponte coperto giapponese del 1700.
18/11
Giornata di libertà, ci voleva! Chi è andato in città, chi si è
perso nei dintorni, altri ne hanno approfittato per una pia
cevole passeggiata al mare. Pomeriggio di shopping e sera
a passeggio lungo i canali per godersi lo spettacolo delle
lanterne.
19/11
Partenza per Hue con sosta alle Marble Mountains.
zioni di marmo e calcare poco a sud di Danang e
spiccano stranamente in mazzo a un paesaggio quasi
piatto. Sono molto popolari perchè luogo di ritiro
spirituale e di pellegrinaggio. Fra queste colline ci
sono diverse pagode buddiste, resti della civiltà
Champa e grotte naturali formate dall'erosione
dell'acqua e del vento. E' stato veramente affascinante
infilarsi dentro strette formazioni di roccia per arrivare
in cima da cui si gode di una splendida vista.
Purtroppo siamo arrivati a Hue verso sera e abbiamo
20/11
La maggior attrazione di Hue, antica capitale del Vietnam unificato (1802-1945), è la città imperiale.
Siamo entrati di mattino presto e abbiamo potuto visitarla in tranquillità prima dell'arrivo della massa dei visitatori. La città è un complesso for
tificato costituito da una cittadella dentro la quale
è posizionata la vera e propria città imperiale,
a sua volta, al suo interno, si trova la città proibita o città viola. Essendo Hue vicina al con
fine tra Vietnam del nord e del sud, ha subito
pesanti bombardamenti da parte degli americani
tanto che dell'antico palazzo imperiale non resta più niente. Molto pregevoli restano però un magnifico giardino giapponese, una grande pagoda fra le più belle che abbiamo visto e l'antico teatro perfettamente ricostruito.
Nel pomeriggio abbiamo visitato alcune tombe degli imperatori della dinastia Nguyen.
Il pomeriggio partenza con volo interno per Hanoi, la capitale del Vietnam, modernissima città ma che conserva un antico caotico centro storico dove le antiche stradine sono disposte in base alle attività commerciali.
21/11
E' arrivato il momento di raggiungere Halong Bay, una delle mete più attese del viaggio. Il pulmino,
dopo una breve sosta per vedere la lavorazione delle ostriche perlifere, ci ha portato all'imbarco per
la famosa baia. Il battello con cabine doppie abbastanza comode aveva un ponte superiore da cui si poteva godere dello splendido panorama. La baia è costeggiata da innumerevoli isolotti calcarei rico
perti di foresta pluviale e le acque sono di un verde smeraldo. Abbiamo passato una piacevole notte ancorati nella baia e il mattino successivo alcuni hanno fatto un'escursione in kayak, altri hanno visi
tato grotte e insenature nella baia. Siamo poi saliti su uno di questi speroni di roccia dove è stato
predisposto un osservatorio da cui si gode di una splendida vista. Purtroppo la baia è invasa da una miriade di persone soprattutto cinesi che arrivano anche in giornata con i pulman e questo ha condi
zionato non poco il piacere di trovarsi in un luogo così suggestivo. Un altro aspetto che ci ha un pò deluso è che, dato il poco tempo, siamo rimasti fermi in questa baia dove c'erano decine di imbarcazioni e abbiamo solo potuto immaginare quanto sarebbe stato bello perdersi in quel vastis
simo arcipelago magari in solitudine. Peccato!
23/11
Rientro ad Hanoi in mattinata per una ultima visita veloce alla città. Abbiamo visitato il mausoleo di
Ho Chi Minh che essendo il padre della patria qui viene considerato quasi come una divinità, siamo poi stati al tempio della letteratura (Van Mieu) costruito nell'XI secolo fu la sede della più antica università del Vietnam e infine al Museo etnologico. Così è arrivato il momento di rientrare in Italia.
Ricostruendo questo viaggio mi rendo conto che sono stati 17 giorni molto intensi, forse troppo. Ho tralasciato diverse cose che però sono nella mia memoria e hanno reso il viaggio estremamente affascinante. Buon viaggio
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ISRAELE
Novembre 2022
3/11
Ore 7, partiamo da Malpensa con destinazione Tel Aviv. Siamo in tredici (Cinzia, Roberto, Giulietta, Nelida, Maria, Simona, Miki, Lorenzo, Gianluca, Stefano, Paola, Mario, Guido) gli altri tre del gruppo
(Helga, Fiorella, Alberto) partono da Roma e li incontreremo in serata. All'areoporto ci aspetta Kamal con il pulman e ci porta in centro città. La prima impressione di Tel Aviv è di una città moderna e tipicamente balneare, presto scopriremo anche molto cara. Verso sera incontro con i romani; divertente la presentazione di Fiorella che ci avverte che a lei piace cantare e comincia a esporre il suo repertorio.
4/11
Prima sosta a Jaffa, praticamente un sobborgo di Tel Aviv. Porto antichissimo ha perso di importanza quando per sovraffollamento circa sessanta famiglie ebree se ne sono andate e hanno fondato il primo nucleo di Tel Aviv. Si riparte per Cesarea così chiamata da Erode il grande in onore di Cesare Ottaviano Augusto. Se non fosse per la sua bella posizione sul mare, è piuttosto deludente. Il sito archeologico di epoca romana conserva un teatro completamente rifatto, un anfiteatro di cui non si intuisce quasi più la pista, qualche mosaico e resti di un acquedotto. Mi hanno colpito di più le possenti mura che la circondano. Si riparte nel primo pomeriggio per Beit Shè Arim.
Questa antica città nel secondo secolo d.C. ospitò il Sinedrio (corte suprema ebraica) e rivestiva una notevole importanza. Oggi è un sito archeologico patrimonio UNESCO, inserito in un bel parco. La necropoli è veramente molto interessante; si tratta di decine di tombe scavate nella roccia, fra queste quella del rabbinoYeuda Ha Nassi che ebbe grande importanza perchè per primo trascrisse le tradizioni orali ebraiche. Le tombe sono state saccheggiate ma conservano simboli, iscrizioni e sarcofagi.
In serata arriviamo ad Haifa, appena in tempo per una visita alla basilica sul monte Carmelo e ai giardini Baha'i che dominano la città. Al centro dei giardini si trova il mausoleo di Bab il fondatore di questa religione sincretista che cerca di unificare il meglio di tutte le principali religioni.
5/11
Prima tappa (Akko) Acri, città ricca di storia già citata nell'antico testamento, fu sede di un governatore del re Salomone. Fu conquistata da Alessandro Magno e affidata a Tolomeo. Fu presa d'assalto dagli Egizi e annessa al regno tolemaico, infine divenne colonia romana.
Nel 638 d.C. arrivarono gli arabi e la tennero fino al 1104
quando fu conquistata dai Crociati. Persa nel 1187 ad opera del Saladino, fu riconquistata da Re Riccardo Cuor di Leone e
divenne capitale di quel che rimaneva del regno di Gerusalemme. Cadrà poi nel 1291 dopo l'assedio dei Mamelucchi. La cosa più importante si trova nell'antica cittadella, si tratta di una imponente fortezza costruita dagli Ottomani sulle rovine di quella dei Crociati Ospitalieri. Di quel periodo si conservano alcune sale e un tunnel che le collegava con il porto.
Si riparte alla volta di Tzipori. Qui si trovano resti di numerose civiltà: dall'assiro-babilonese alla romana, bizantina, araba e crociata. E' uno dei siti archeologici più importanti di Israele; conserva un teatro romano, strade lastricate e soprattutto splendidi mosaici, tra questi il più famoso è quello che ritraeuna testa di ragazza che sembra pensosa e tutti chiamano "La Monna Lisa di Galilea".
Pochi chilometri e siamo a Nazareth. Andiamo subito a visitare
la basilica dell' Annunciazione dove secondo la tradizio-
ne cristiana (tranne quella ortodossa) si trova la casa di Maria e dove Gesù ha vissuto la sua infanzia. Nella parte inferiore della basilica si trova la grotta dove Maria avreb-
be ricevuto l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele. Nel gruppo
si decide di visitare anche la fonte dove gli Ortodossi
ritengono sarebbe avvenuta la vera annunciazione; luogo sicuramente più modesto ma non privo di un certo fascino.
Qualche disguido nel gruppo ma poi ci ritroviamo e siccome
siamo un pò in ritardo partiamo subito per Tiberiade.
Arriviamo che è già buio ma la sorpresa è che riusciamo
a preparare una bella spaghettata. Ci voleva dopo una serie
di falafel e kebab. La cena si chiude con un'esibizione cano-
ra di Fiorella e per finire "Bella ciao" tutti insieme.
6/11
Sosta alla riserva di Banias, scegliamo tra i sentieri quello più breve e facciamo una piacevole passeggiata nella natura. Io Fiorella, Luca e Lorenzo facciamo una piccola deviazione fino al palazzo di Agrippa nascosto nella vegetazione. Ci troviamo con gli altri alla cascata e risaliamo al punto di
ristoro dove ci aspetta il pulman. Da lì si vede già su una collina l'imponente forte medioevale di
Nimrod e dietro la cima del monte Hermon.
Il castello era una fortezza araba, fu conquistato dai crociati nel 1129 poi ripreso e ampliato nel
1229 da Al Aziz Uthman nipote del grande Saladino. Rivestiva una grande importanza perchè proteggeva da possibili invasioni crociate, o viceversa arabe, che provenissero da Damasco. In
seguito i Mamelucchi ne fecero una prigione. All'interno una scala a chiocciola porta alle stanze più in basso, ampie sale e una grande cisterna per la raccolta dell'acqua, ma soprattutto un meraviglioso panorama, da qui si vede il confine con il Libano.
Pochi chilometri e siamo sul monte Bental sulle alture del Golan. Dalla guerra dei sei giorni questo territorio appartenente alla Siria è di fatto controllato dagli israeliani. Sulla cima del monte ci sono ancora le trincee e le postazioni israeliane. Nel pomeriggio arriviamo a Safed (in ebraico Tsfat).
Purtroppo Kamal non conosce la città e non sa dove sono i nostri alloggi. Dopo due ore di ricerche e interviste a diverse persone, scopriamo che il primo appartamento destinato a noi si trova a pochi metri e il secondo non molto lontano. L'appartamento dove il proprietario ha ricavato otto posti letto, è molto sporco, c'è un vetro rotto e non viene l'acqua calda. Il proprietario risponde al telefono ma non si degna di farsi vedere quindi siamo tutti un pò agitati. Dopo cena propongo al gruppo di rimanere un pò di più il mattino seguente perchè la guida considera la città molto importante per la sua storia e soprattutto per il quartiere delle sinagoghe, famose per gli studi cabalistici e per il quartiere degli artisti. Purtroppo le sinagoghe più importanti aprono tardi e non siamo riusciti a entrare, ma il quartiere degli artisti è veramente piacevole.
7/11
Partiamo in direzione sud e ci fermiamo sul monte delle beatitudini dove la tradizione vuole che Gesù abbia pronunciato il famoso discorso della montagna. La chiesa ottagonale rappresenta nelle vetrate le otto beatitudini e nel pavimento sono rappresentate le virtu teologali e cardinali. Bellissima la veduta sul lago di Tiberiade.
A pochi kilometri, a Tabgha, visitiamo la chiesa costruita nel luogo dove è avvenuto il miracolo della moltiplicazione del pani e dei pesci. La chiesa è recente ma all'interno conserva splendidi mosaici e la pietra su cui pare sia avvenuto il miracolo. Cerchiamo di recuperare il ritardo e ci dirigiamo verso Cafarnao. Dagli scavi recenti sono emerse una sinagoga del secondo secolo e un'abitazione che è stata riconosciuta come la casa di Pietro. Sopra la casa è stata costruita una chiesa sopraelevata.
Lasciamo il lago di Tiberiade e procediamo verso sud seguendo il Giordano. Ci fermiamo a
Beit She' An e questa è stata una vera sorpresa. Il sito archelogico merita veramente una sosta.
La città ha origini antichissime; qui sono stati trovati resti della dominazione egizia del XV secolo a.C. Il suo massimo splendore lo raggiunse però in epoca ellenistica e poi romana e bizantina. Nel sito si può ammirare uno splendido teatro romano, un ippodromo, il cardo principale e magnifici mosaici bizantini. Splendida la veduta dall'alto. Verso sera arriviamo a Jerico una delle più antiche città del mondo, la fondazione risale a circa 9000 anni a.C.
8/11
In mattinata due pulmini ci portano al monastero ortodosso di Quruntal; un nido d'aquila aggrappato alla montagna a ovest di Jerico. Per i cristiani questo è il monte delle tentazioni dove il diavolo tentò Gesù promettendogli "tutti i regni del mondo e la loro gloria" (Matteo 4:8). Sulla strada per Qumran a pochi chilometri da Jerico ci fermiamo a visitarel'Hisham's Palace, un complesso residenziale dei califfi Omayadi. All'entrata del palazzo una curiosa finestra circolare che contiene una specie di stella o rosetta ma sprattutto sono straordinari i mosaici degli antichi bagni.
Sempre in mattinata raggiungiamo Qumran. Questa era una località abitata dalla comunità essena, l'insediamento risale al 150 circa a.C. , fu distrutta nel 68 d.C. dall'imperatore Tito.
locali scoprirono in una grotta alcuni papiri e per-
gamene dentro a delle anfore, fra questi il rotolo di Isaia, i libri di Enoch e vari scritti apocrifi. Alcuni scritti fanno parte del Talmud, altri riportano interpretazioni differenti, per questo apocrifi.
Nel primo pomeriggio scendiamo sulle rive del Mar Morto per un bagno collettivo e relativi fanghi.
A sera arriviamo a En Gedi, un'oasi all'interno del parco nazionale omonimo. La sistemazione nelle tende è piuttosto spartana ma il posto ha un fascino notevole. Alcuni di noi cercano un passaggio per il mattino successivo verso Masada dalla cui altura volevamo vedere l'alba. Le previsioni meteo non sono favorevoli e non se ne fa niente. L'alba la vediamo da lì e non è niente male.
9/11
Il mattino abbiamo una sgradevole sorpresa; il nuovo autista non arriva e perdiamo un paio di ore. Incazzatura generale anche perchè non capiamo il motivo di tale ritardo. Finalmente partiamo e arriviamo a Masada con altre migliaia di persone. Pazienza. Il problema adesso è Giuly che ha paura della funicolare che porta su alla rocca. Circondata e incoraggiata da tutto il gruppo riesce a salire.
La città fortezza è stata fatta costruire fra il 37 e il 31 a.C. da Erode il grande, nel 66 d.C. è stata conquistata da un migliaio di zeloti che hanno portato a vivere lì anche le loro famiglie. Li raggiunsero nel 70 d.C. dopo la caduta di Gerusalemme, altri irriducibili ribelli. I Romani costruirono allora una rampa che arrivava fin sotto le mura per far salire un ariete. Quando la porta stava per cedere, secondo lo storico Giuseppe Flavio, gli abitanti si suicidarono in massa. Rimasero in vita due donne e alcuni bambini che testimoniarono quanto accaduto. Nella fortezza sono ancora visibili le terme, i magazzini sotterranei, le cisterne e lo splendido palazzo nord costruito su tre terrazze.
Terminata la visita ripartiamo per Herodion. Il palazzo fortezza si trova su una collina a forma di cono. Qui Erode sconfisse i Parti e il sito prese il suo nome. La rocca comprendeva quattro torri di cui la maggiore ospitava l'appartamento reale. Vi sono resti di pavimenti a mosaico, qualche affresco e scendendo dal lato nord, ci sono i resti di un monumento funebre che gli archeologi pensano sia la tomba proprio di Erode. Una leggera pioggia ci disturba un pò ma completiamo la visita solo che il nostro pulmino è in panne. Ne arriva un altro e ripartiamo per Betlemme.
Prima sosta alla basilica della natività costruita sulla grotta dove si ritiene sia nato Gesù. Una pietra a forma di stella segna il punto esatto. E' tardi ma riusciamo a vedere i graffiti sul muro fatto costruire dagli israeliani. Alcuni sono molto belli (vedi Banksy). L'autista ci parla del campo profughi di Aida parzialmente circondato appunto dal muro. Qui vivono circa seimila palestinesi che hanno perso le loro case nelle guerre arabo-israeliane del 1948 e 1967. Sono sostenuti dall'ONU e costantemente controllati dagli israeliani.
10/11
Siamo finalmente a Gerusalemme. Giordana, la guida italiana, ci accompagna nella visita alla città vecchia. Partiamo dalla porta di Jaffa e ci dirigiamo, attraverso strette stradine circondate da negozi per turisti, verso il muro del pianto. Dopo un veloce controllo di sicurezza, entriamo e Giordana ci spiega perchè quel tratto di muro è così importante.
Il muro, fatto costruire da Erode doveva contenere la spianata su cui erano stati costruiti il primo e il secondo tempio. La parte occidentale per gli Ebrei è particolarmente importante perchè la più vicina al luogo dove, sotto la moschea di Omar, c'è la pietra su cui Dio creò l'universo e alcuni credono che su quella pietra Abramo stava per compiere il sacrificio del figlio Isacco. Saliamo sulla spianata. Al centro spicca la cupola della roccia, un edificio in stile bizantino, fatto costruire dagli Omayadi nel 691 d.C. Poco distante la mosche di Al - Aqsa considerata dai Sunniti il terzo sito più sacro del mondo islamico.
Scendiamo e Giordana ci guida attraverso la via dolorosa fino alla basilica del Santo Sepolcro. La basilica comprende il luogo della cricifissione o Golgota, la camera dell'inumazione e il sepolcro vero e proprio. Dopo una breve visita al quartiere armeno, Giordana ci lascia. Torniamo al santo sepolcro e ci mettiamo in fila. L'organizzazione lascia molto a desiderare; tutti spingono e per un momento pensiamo di rinunciare, ma ormai sei lì e resisti. La visita al sepolcro è velocissima e non ti lascia nemmeno il tempo di guardarti intorno. Usciamo e ritroviamo Nelida che non era entrata ed era molto preoccupata.
11/11
Giornata libera. Ci disperdiamo per la città e scopriamo che ogni angolo nasconde tanta storia. Io e una parte del gruppo andiamo alla tomba di re David, vicino si trova anche la stanza del cenacolo, dove presumibilmente si è svolta l'ultima cena. Poco lontano visitiamo la chiesa di San Pietro in gallicantu dove l'apostolo rinnegò tre volte Gesù. Il gruppo si ricompone verso le undici al museo della Shoah o Yad Vashem. Alcuni vengono multati perchè trovati senza biglietto sulla metro di superfice ma la cosa, nonostante un pò di apprensione, si risolverà il giorno dopo. L'amara sorpresa è che, mentre i primi riescono a prendere il primo treno che porta alla città vecchia, altri, impegnati a fare il biglietto, restano a piedi perchè nel frattempo è cominciato lo Shabbat e i mezzi di trasporto si fermano. Rientro molto faticoso e corsa sul monte degli ulivi appena in tempo per ammirare uno splendido tramonto sulla città vecchia dove cominciano ad accendersi le prime luci.
12/11
Ripartiamo per Tel Aviv. Passeggiata sul lungo mare dove assistiamo a un altro bellissimo tramonto. A sera cena al ristorante "Bicicletta"; tutto bene fino al momento di pagare il conto. Dobbiamo esaurire la cassa comune ma non basta e ciascuno deve integrare con non poche difficoltà, comunque presto superate.
13/11
Salutiamo Tel Aviv e i tre del gruppo che partiranno più tardi. Bilancio del viaggio positivo anche se è stato solo un veloce assaggio. Il paese meriterebbe un pò più di tempo.
Buoni viaggi a tutti
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ottobre 2024
dal 2 al 9
Il 2 ottobre siamo partiti da Bologna per Malaga. Da qui con un comodissimo autobus abbiamo raggiunto nel tardo pomeriggio Granada. Discreta sistemazione in centro soprattutto molto comoda.
il 3 abbiamo visitato, con guida in spagnolo, l'Alhambra situata su una collina che domina la città.
Interessante l'Alcazaba, la fortezza araba e poi cristiana da cui si gode di una bellissima vista soprattutto dalla torre detta della vela.
Purtroppo non abbiamo potuto visitare L'Alcazar perchè richiede un biglietto a parte che andrebbe prenotato molti mesi prima. Bello comunque il complesso del Generalife, altra residenza dei re arabi con i suoi splendidi giardini e il panorama sull'Albaicin, il quartiere dei Mori dopo la conquista cristiana. Il giorno dopo abbiamo visitato la cattedrale, un enorme edificio non particolarmente interessante. Subito dietro c'è invece la cappella reale (Biglietto a parte) che contiene le spoglie dei re cattolici Ferdinando e Isabella e questa vale la pena di essere visitata. Il giorno dopo siamo partiti per Cordova. Due ore con un comodissimo treno alta velocità che noi italiani possiamo solo invidiare. Anche a Cordova abbiamo trovato una comoda sistemazione in centro
Pomeriggio visita panoramica della città. Il mattino seguente ci siamo diretti verso la maggiore attrazione della città: La Mezquita, un'immensa moschea risalente al 784. Solo nel 1236 diventa chiesa cattolica ma conserva una vera selva di colonne e mosaici bizantini. Assolutamente da vedere. Il giorno dopo abbiamo visitato l'Alcazar, non particolarmente interessante a parte i giardini e il ponte romano. Molto bello perdersi nel vecchio quartiere ebraico e visitare un'antica sinagoga.
Da Cordova, questa volta con un comodissimo pullman, siamo ripartiti per Siviglia ultima tappa del viaggio. La sistemazione che abbiamo trovato era un po' decentrata quindi ci siamo fatti delle belle camminate ma valeva la pena perchè la città è veramente interessante. L'attrazione principale è la splendida cattedrale dove sono custodite le spoglie di Cristoforo Colombo e l' annessa torre giralda da cui si gode un panorama stupendo. Il mattino seguente accompagnati da una guida siamo andati a vedere la maestosa Plaza de Espana poi la Torre de oro, passeggiata molto interessante. Purtroppo abbiamo scoperto che per visitare il meraviglioso alcazar c'era solo una possibilità, alzarsi alle sei del mattino e mettersi in fila. Per fortuna ci siamo riusciti perchè l'ingresso è contingentato dato l'enorme afflusso di turisti. Ma la vista merita un piccolo sacrificio.
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TAILANDIA
febbraio 2025
















































